1. Gerenzano

Una località definita “ellocho da Gerenzano per li nobili e vicini” risulta citata negli statuti delle strade e delle acque del contado di Milano, del 1346.

La comunità di Gerenzano appare, con le altre località della pieve di Appiano, in un perticato rurale, civile ed ecclesiastico del 1552 e nella successiva documentazione catastale fino al XVII secolo.

Nel 1651 Gerenzano venne infeudato a Giambattista Fagnani. Il Comune faceva sempre parte della pieve di Appiano.

Nel 1751 Gerenzano era infeudato al marchese Giacomo Fagnani, cui però non corrispondeva emolumenti. Il giudice competente era il podestà feudale, Francesco Machio (Macchi?), residente in Milano, cui si pagavano d’onorario 50 lire all’anno. Il console del comune prestava giuramento alla banca criminale di Gallarate.

Il comune, i cui abitanti erano circa 830, aveva un console e due sindaci, ai quali era affidata l’equità dei pubblici riparti. Non vi era un consiglio generale, ma quando si doveva decidere su affari pubblici o eleggere sindaci e console si riuniva il popolo col suono della campana. Il cancelliere risiedeva a Uboldo, nella pieve di Parabiago e le scritture comunali erano custodite nella casa del marchese Fagnani, in quanto primo estimato.  [1]

Nel compartimento territoriale del 1757 Gerenzano risultava compreso nella pieve di Appiano .

Il comune entrò nel 1786 a far parte della provincia di Gallarate, poi di Varese, con le altre località della pieve di Appiano, a seguito del compartimento territoriale della Lombardia austriaca, che divise il territorio lombardo in otto province.

Nel 1791 i comuni della pieve di Appiano risultavano inseriti nel distretto censuario XXXI della provincia di Milano.  [2]

A seguito della legge 26 marzo 1798 di organizzazione del dipartimento del Verbano (legge 6 germinale anno VI b), il comune di Gerenzano venne inserito nel distretto di Appiano. Soppresso il dipartimento del Verbano (legge 15 fruttidoro anno VI c), con la successiva legge 26 settembre

1798 di ripartizione territoriale dei dipartimenti d’Olona, Alto Po, Serio e Mincio (legge 5 vendemmiale anno VII), Gerenzano fu spostato nel distretto XIX di Tradate, che faceva parte del dipartimento dell’Olona. Con il compartimento territoriale del 1801 il comune venne collocato nel dipartimento del Lario, distretto II di Varese (legge 23 fiorile anno IX).

Nel 1805 il comune di Gerenzano venne inserito nel cantone VI di Appiano, distretto I di Como del dipartimento del Lario. Il comune, di III classe, aveva 1163 abitanti.
A seguito dell’aggregazione dei comuni del dipartimento del Lario, in accordo con il piano previsto già nel 1807 e parzialmente rivisto nel biennio successivo, Gerenzano figurava, con 1082 abitanti, comune aggregato al comune denominativo di Turate, nel cantone VI di Appiano del distretto I di Como.
Il 29 dicembre 1809 l’amministrazione del comune di Gerenzano avanzò una supplica per evitare la concentrazione con Turate (Supplica comune di Gerenzano, 1809). A seguito del secondo provvedimento per la concentrazione e unione di comuni nel dipartimento d’Olona , Gerenzano era compreso tra gli aggregati di Cislago, nel cantone II di Saronno del distretto IV di Gallarate.  [3]

Con l’attivazione dei comuni della provincia di Milano, in base alla compartimentazione territoriale del regno lombardo-veneto (notificazione 12 febbraio 1816), il comune di Gerenzano fu inserito nel distretto IV di Saronno.
Gerenzano, comune con convocato, fu confermato nel distretto IV di Saronno in forza del successivo compartimento territoriale delle province lombarde.
Nel 1853, Gerenzano, comune con convocato generale e con una popolazione di 1751 abitanti, fu inserito nel distretto XIV di Saronno.  [4]

In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al Regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Gerenzano con 1.755 abitanti, retto da un consiglio di quindici membri e da una giunta di due membri, fu incluso nel mandamento III di Saronno, circondario IV di Gallarate, provincia di Milano.

Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 1.894 abitanti.

In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio.

Nel 1867 il comune risultava incluso nello stesso mandamento, circondario e provincia .

Nel 1924 il comune risultava incluso nel circondario di Gallarate della provincia di Milano.

In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1926 il comune veniva amministrato da un podestà.

Nel 1927 il comune venne aggregato alla provincia di Varese.

Nel 1928 il comune di Gerenzano venne aggregato al comune di Saronno. [5]

Nel 1950 venne ricostituito il comune autonomo di Gerenzano disaggregandone il territorio dal comune di Saronno.  In base alla legge sull’ordinamento comunale vigente il comune di Gerenzano veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio.

mappa-gerenzano-2018

Mappa attuale di Gerenzano

 

2. Riconoscimento “giuridico” della chiesa dei SS Pietro e Paolo

La chiesa di San Pietro risulta elencata tra le dipendenze della pieve di Appiano Gentile fin dal XIII secolo; nel XVI secolo era identificata come prepositurale.

Il termine prepositura indica la carica e l’estensione nel tempo e nello spazio, quello di prevosto indica il titolare della carica di prefetto o capo del collegio dei canonici.

Nel 1747, durante la visita dell’arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli nella pieve di Appiano Gentile, nella chiesa prepositurale dei Santi Pietro e Paolo si avevano le confraternite del Santissimo Sacramento, eretta il 7 dicembre 1642, e della Dottrina Cristiana.

Entro i confini della parrocchia di Gerenzano esisteva l’oratorio di San Giacomo apostolo.

Fu sede di vicariato foraneo in luogo dal 1791 al 1971, nella regione III della diocesi. Il vicariato foraneo in luogo di Gerenzano cessò di esistere solo con la revisione della struttura territoriale della diocesi di Milano attuata nel 1971. [1]

Con la revisione della struttura territoriale attuata tra il 1971 e il 1972, è stata attribuita al decanato di Saronno nella zona pastorale IV di Rho.  [2]

Dal 1972, a norma del sinodo diocesano 46° (Sinodo Colombo 1972), la dignità prepositurale non comporta più per il parroco alcuna insegna o prerogativa particolare; nella serie annuale delle Guide ufficiali della diocesi, tuttavia, la chiesa ha conservato il titolo di prepositurale.  [3]

Parrocchia SS. Pietro e Paolo - Gerenzano

3. La storia della chiesa parrocchiale

932 In un atto di permuta del marzo di questo anno, si trova già l’esistenza della chiesa di Gerenzano

1095 La nostra chiesa dipendeva dalla chiesa plebana di Appiano Gentile

1174 Una Carta Commutationis del 20 marzo 1174, ovvero una permuta, riportata su una pergamena, conservata nella Biblioteca dell’Università di Pavia, cita la curtis di Gerenzano e la chiesa di San Martino con i chierici.

Tutte la case e le terre “cumdistrictis, honoribus et condicionibus” che il monastero di San Pietro in Ciel d’Oro aveva nella curtis di Gerenzano vengono passati a Mainero e Arrigo germani, figli del fu “atterrado Mainerius” di Milano: il monastero tendeva ad una progressiva alienazione dei beni posseduti in terre lontane (erano in genere donazioni regie e imperiali) in cambio di territori più vicini a Pavia.

Pergamena del 1174

Pergamena del 1174

 

La curtis di Gerenzano in questa data è alienata in modo definitivo dal Monastero di Pavia: la sua presenza tra i possedimenti di San Pietro in Ciel d’Oro è confermata da numerosi documenti (anche falsi).

Monastero di S. Pietro in Ciel d’Oro

La basilica di S. Pietro in Ciel d’Oro, appartenente alla diocesi di Pavia, è stata fatta costruire probabilmente proprio dal suo vescovo  S. Ennodio (514 – 521) in un’area cimiteriale, fuori le mura della città di Pavia. La città, cosi come buona parte della pianura padana, apparteneva al regno romano barbarico degli Ostrogoti con a capo Teodorico e nel 524 il filosofo e giurista Severino Boezio, accusato da Teodorico stesso di tradimento, venne arrestato e condotto proprio a Pavia. Qui dopo una serie di torture venne giustiziato e, come primo martire cristiano della violenza ariana, sepolto  presso la chiesa di S. Pietro.

Quando Pavia divenne la capitale del regno longobardo iniziò il culto verso Boezio e i sovrani Agilulfo e Teodolinda nel 613 (i tesori di questa famosa regina sono ancora oggi conservati presso il duomo di Monza) favorirono una missione di evangelizzazione attraverso l’opera dell’abate S. Colombano. La chiesa e il monastero di S. Pietro in Ciel d’Oro costituirono proprio la base per l’azione missionaria contro l’eresia ariana.

Ma è sotto il regno di un altro re longobardo, Liutprando, che la chiesa e il monastero di S. Pietro acquistano tutta la loro importanza poiché questo volle fondare o rifondare un monastero strettamente maschile e non semplicemente un collegio di chierici con vita comune. Il monastero in questo modo apparteneva alla Sede Apostolica, aveva la protezione del Re e nessun vescovo o sacerdote della provincia poteva intromettersi nella sua gestione: era un monastero regio.  Vi quindi un intervento diretto del sovrano che permetteva al monastero di godere di una serie di privilegi e conseguentemente di beni e proprietà anche lontane. Proprio perché era sotto il patronato regio,  Liutprando volle arricchirlo di un dono singolare: il corpo di s. Agostino, dottore della Chiesa. Il sovrano compì la traslazione delle reliquie con particolare solennità e magnificenza nel 723. Probabilmente è a partire da questi anni che Gerenzano, “terra lontana”, andò a far parte dei possedimenti del monastero.

Un altro fatto che ci testimonia l’importanza e l’indipendenza di questo monastero è lo ius baptizandi, cioè il privilegio che spettava al monastero da tempi antichissimi di amministrare il battesimo nel tempo pasquale. Questo diritto, di fatto, spettava solo alla chiesa matrice, cioè con sede vescovile, dove esisteva il battistero e quindi solo ad essa spettava la riscossione delle decime  ( il pagamento obbligatorio stabilito in epoca carolingia riservato ai feudatari o ai vescovi-conti). Il monastero di S. Pietro in Ciel d’Oro invece nel 1100, se diamo credito a due brevi papali di Gregorio V del 996 e di Leone IX del 1050, possedeva questo diritto e molto altri elencati.

E sempre di quest’epoca numerosi sono i documenti che testimoniano le proprietà del monastero fuori la cerchia urbana delle mura e lontano dalla diocesi di Pavia, arrivando fino a Sesto Calende e al monastero di Cairate. Quindi è giustificabile la pergamena del 1174 nella quale si riferisce che le case e le terre della curtis di Gerenzano dal monastero passano di proprietà a Mainero ed Arrigo di Milano. Il monastero perderà un po’ del suo prestigio con la fondazione nel 1396, per volere di Gian Galeazzo Visconti, della Certosa Di Pavia dove si insedieranno i Certosini. Drastiche riduzioni degli ordini religiosi, delle parrocchie e di beni ed opere li avremo poi con Giuseppe II d’Asburgo alla fine del 1700; mentre con la nascita della Repubblica Cisalpina” i beni disposti per il servizio dei culti sono di proprietà della Nazione”. Quindi nel 1799 verrà decretata la soppressione di molte comunità monastiche, tra cui anche i minori conventuali di S. Pietro in Ciel d’Oro.

1 (Storia religiosa di Lombardia - Diocesi di Pavia)

1178 Un’altra pergamena, conservata nell’Archivio Storico di Milano, una Carta Finis et transactionis del 21 aprile 1178, cita i nomi di diaconi, chierici e canonici della Chiesa di San Pietro di Gerenzano; viene citata di nuovo la chiesa di San Martino. [1]

Nel Liber Notitiae sanctorum Mediolani  fin dal sec. XIII la chiesa di San Pietro è citata come parte della Pieve di Appiano Gentile.

La pieve

Tra la fine del secolo IV e l’inizio del V in Occidente ebbe inizio l’evangelizzazione delle campagne per iniziativa soprattutto della Chiesa di Milano, con la fondazione di chiese pubbliche da parte dei vescovi. Queste chiese verranno chiamate pievi e sull’esempio della chiesa vescovile cittadina avevano il loro presbyterium, cioè una comunità anche piccola di sacerdoti, al cui vertice stava l’arciprete.

Accanto alle chiese pubbliche pievane-rurali vi sono anche le chiese private, costruite dai grandi proprietari terrieri sui propri fondi e trasmesse poi, come proprietà privata, ai loro eredi e successori. Soprattutto nel periodo della dominazione longobarda si avrà una privatizzazione massiccia delle chiese pubbliche pievane –rurali e quindi, mentre nelle città l’autorità del vescovo rimane indiscussa, nelle campagne si respirerà una maggiore autonomia.(Gerarchia e cura pastorale dalle origini al Concilio lateranense IV, Rimoldi in Storia religiosa della Lombardia - Chiesa e società).

Nel sinodo di Pavia dell’850 i vescovi della Langobardia definirono un principio destinato a durare per secoli, con cui si stabiliva che” come il vescovo era a capo della chiesa matrice diocesana, così gli arcipreti erano posti a capo delle pievi”. Quindi la pieve diventa nel contado il centro dell’organizzazione ecclesiastica e della vita religiosa; doveva occuparsi dell’amministrazione dei sacramenti ( prima di tutto il battesimo e poi della cresima ), della predicazione e della Messa pubblica nei giorni festivi. Per queste funzioni era indicato il fondamento dell’obbligo per i fedeli di restaurare la chiesa plebana e  di pagare ad essa la decima.(Le strutture organizzative, Violante).

La creazione di un territorio determinò la gerarchizzazione delle chiese rurali: al di sotto della pieve furono organizzati numerosi oratori o tituli, dipendenti con il loro clero dall’arciprete. Nasceva quindi la figura giuridica della plebs cum capellis, a cui era connesso il diritto di riscuotere le decime. L’unica eccezione che poteva spezzare questa rigida organizzazione strutturale fu la persistenza delle chiese private che non dipendevano dal vescovo; anzi in età franca questo fenomeno, con la possibilità di non pagare le decime alla matrice, ma di destinarle alla chiesa privata, finì per diffondersi sempre di più. [4] (Le istituzioni ecclesiastiche locali dal V al X secolo, Ardenna in Storia religiosa della Lombardia - Diocesi di Milano).

Nel 1300 la chiesa era sicuramente abbastanza ricca da mantenere un collegio canonicale ed anche dei presbiteri che officiavano nelle cappelle private già esistenti, S. Nazaro, S. Vittore e S. Martino e Brizio (Liber Notitiae Sanctorum, don Antonio Banfi). La chiesa di S. Martino è forse una chiesa privata di fondazione germanica, visto il santo a cui è intitolata. Nel 1357 vi è un beneficio vacante, una prebenda, nella chiesa collegiata di S. Pietro di Gerenzano, in cui erano canonici Giovannino Visconti e Filippo Lampugnani e preposito Crescimbene Brochino da Trezzo (Chiesa milanese e signoria viscontea, Rondinini).

1398 Nella Notitiae cleri de anno 1398  la chiesa di Gerenzano è citata come canonica.

1512 viene costruita la Chiesa di san Giacomo, consacrata il 25 aprile 1529.

Oratorio di San Giacomo

Oratorio di San Giacomo

1564 Nel Liber seminarii, la Chiesa di Gerenzano è identificata come Prepositurale. (Il termine prepositura indica la carica e l’estensione nel tempo e nello spazio, quello di prevosto indica il titolare della carica di prefetto o capo del collegio dei canonici).

1579  Visita di Vincenzo Antonio delegato da San Carlo alla Ecclesia S. Petri: chiesa parrocchiale, chiamata chiesa di San Pietro. [1]

La Chiesa era larga 48 cubiti in totale, ossia 24 metri, lunga 30 cubiti, ossia  circa 15 metri; la navata centrale era larga 16 cubiti ossia circa 8 metri, le navate laterali 10 cubiti ossia 5 metri; la chiesa pertanto era più larga che lunga. Alla larghezza occorre aggiungere altri 10 cubiti ossia altri 5 metri, che corrisponde alla larghezza del campanile e della sacrestia vecchia, che si trovavano verso settentrione. La parte del presbiterio con l’altare maggiore aveva una profondità di 12 cubiti, ossia di 6 metri. ( Cubito = distanza dal gomito all’estremità del dito medio – circa 45 cm).

Attualmente le misure della nostra chiesa corrispondono esattamente alle misure di tale chiesa antica nella larghezza della navata centrale (7,30 metri) e delle navate laterali (4.50 metri); la lunghezza corrisponde invece alla distanza tra le colonne della prima arcata di fronte all’altare e le due colonne della 5a arcata.

Inoltre la posizione del campanile corrisponde a quella dell’attuale campanile, la sacrestia vecchia a quella dell’attuale battistero.

Nella chiesa viene descritto l’altare maggiore, ovvero l’altare gestatorio, sul quale ogni giorno celebra la messa il Rev. D. Hieronymus Armiralius Parochus et Praepositus;  l’altare maggiore è posto nella cappella maggiore, volta ad oriente, non affrescata, ma imbiancata di bianco.

Unita alla cappella maggiore tramite la parete e a settentrione di essa (cioè a sinistra dell’altare maggiore) si trova l’altare della Beata Sancta Catharina che ha sopra hycon ampulchram cum imaginibus B. Mariae Virginis, Sanctae Luciae, Sanctae Catharina, SSti Rochi et Josephi, ornatam cornici bus ligneis superaureatis”.

Quadro Santa Caterina

Quadro Santa Caterina ora posto alla sinistra della porta della sacrestia

Ci sono inoltre l’altare di San Zenone, a meridione, ossia a destra dell’altare maggiore, sul quale non si celebra, e l’altare di Santo Stefano.

L’altare di Santo Stefano è giuspatronato (Jurepatronus) della Famiglia Cribelli; l’altare è posto sotto una cappella quadrangolare, dipinta e “fornicata”, le cui pareti sporgono a occidente all’esterno della facciata principale della chiesa, verso il cimitero, che sta di fronte alla chiesa; la cappellania con i diritti ad essa connessi fu fondata nell’anno 1574.

Quadro di Santo Stefano

Quadro di Santo Stefano

Nella parte settentrionale della chiesa c’è una sacrestia sub arcu oriente versus che comunica con la cappella di santa Caterina tramite un passaggio verso la cappella maggiore: in questa sacrestia c’è anche un altare piccolo volto ad oriente poiché era un’altra cappella; da  questa cappella si apre verso settentrione una finestra con una grata in ferro, che potrebbe corrispondere a quella che ancora esiste dietro l’altare dell’attuale cappella del Crocifisso. Infine, dopo il campanile, c’è un’altra piccola sacrestia.

Sulla parete settentrionale della chiesa si aprono due finestre: una è quella della sacrestia suddetta, l’altra cum clatris ferrei set specularibus potrebbe quella che ancora oggi si trova sopra l’uscita laterale della nostra chiesa, verso l’Oratorio, sopra il passaggio accanto al campanile (vedi Pianta della Chiesa del 1579).  [2]

Pianta della chiesa 1579 circa

1642 a Gerenzano viene eretta la Confraternita del Santissimo Sacramento.

1685  Visita pastorale del cardinale Federico Borromeo: negli “Acta et decreta” della visita viene riportata una relazione accurata della chiesa e si pone attenzione anche all’oratorio di San Giacomo.  [3]

La chiesa nel 1685  è dedicata a San Pietro e a San Paolo ed è stata ristrutturata: è larga 37 cubiti, lunga 40 cubiti.

La larghezza corrisponde a quella precedente in quanto si indicano 3 navate, anzichè 4 come nella relazione precedente, ossia non viene considerata “navata”, giustamente, quella corrispondente al campanile e alla sacrestia- cappella. Ai 37 cubiti citati occorre aggiungerne altri 10 della quarta navata citata nella relazione del 1579: si vengono così ad avere 47 cubiti corrispondenti ai 48 citati.

Anche la lunghezza corrisponde, se si aggiungono ai 30 cubiti i 12 del presbiterio in cui si trovava l’altare maior della relazione del 1579.

In ogni caso si dice che l’antiqua structura instaurata est ab non multisannis.

Ci sono sette altari:maius in cuius Tabernaculo ad modum decoroex ligno aureis folei slinito colitur Snctis.ma Eucharistia Sacramentum; Alterum cornue pistolae B.V., Tertium Diva Catharina; quartum  Divo Stephano dicatum; Quintum sub invocazione S.ti Antonii Patavini à cornu Evangeli; postremus in honorem Divi Caroli Pontificis”.

 L’Epístola viene letta o cantata sull’Altare in cornuepistolae, sull’angolo dell’epistola, cioè sul lato sinistro dell’Altare, cioè  a destra per il celebrante e per i fedeli che guardano.

Il Vangelo viene letto o cantato sull’Altare in cornu Evangelii, sull’angolo del Vangelo, cioè sul lato destro dell’Altare, cioè  a sinistra per il celebrante e per i fedeli che guardano.

Non  viene citato l’altare di San Zenone, gli altari elencati sono sei, potrebbero essere sette con l’Oratorio di San Giacomo, e sono posti tre a destra dell’altare (Beata Vergine, Santa Caterina e Santo Stefano), due a sinistra (Sant’Antonio e San Carlo).

 Si continua osservando che “R. Prepositus tenetur singulis die bussabbat i Missam celebrare in Altare B.V. Mercedemaccipit ex agro perticar f. 12, apsignato à Jacobina Zecca. Nullum documentum fui texibitum; verumasseritur ultra 40 annos Prepositum in pacifica possessione reperir ifructus ex eo agro percipiendi.

 Quindi nel 1685 esiste un altare della Beata Vergine, dal lato dell’alterum cornuepistolae, ovvero nella parte sinistra dell’altare.

Da oltre 40 anni il Prevosto percepiva i frutti di questo giuspatronato grazie ad una certa Giacomina Zecca, pur non essendoci documenti che provano questo privilegio.

In ogni caso, molto probabilmente il giuspatronato dell’altare della Beata Vergine c’era già dagli anni intorno al 1640.

Nel medesimo documento si attesta che nella Chiesa era stato istituito il“Sodalitium Sanctissimi Sacramenti, quod unitum fuit Archiconfraternitati in Basilica S.ti Laurentij in Damaso die 9 Decembrij Anno 1642, et de scriptum in Archivio Metropolitano die 28 septembris anno 1643.

L’altare di San Carlo, che corrisponde attualmente alla cappella del santo Crocifisso, era giuspatronato della famiglia Fagnani dal 1635.

Cappella del Crocifisso

 

La ristrutturazione della chiesa potrebbe consistere, in conclusione, non tanto in un ampliamento, ma nella istituzione di nuovi altari e nella creazione di nuove cappelle.

1747  Visita del cardinale Giuseppe Pozzobonelli: anche in questa occasione viene redatta una descrizione accurata della chiesa, la quale risulta bella, elegante e ampliata. [4]

Con la visita pastorale del 1747 la chiesa, che per l’antichità e per l’ingiuria era stata quasi distrutta, appare restaurata molto recentemente, addirittura si direbbe ricostruita ed estesa in maggiore lunghezza. E’ costituita da tre navate, estesa per 39 cubiti in larghezza ( quindi sostanzialmente immutata ), ma 64 cubiti in lunghezza! La cappella dell’altare maggiore, lunga quasi 20 cubiti e larga 16, risulta larga quanto la navata centrale attuale e corrispondente anche alla larghezza della primissima relazione del 1579.  Si dice anche che nell’epistilio ( trave maestra ) che unisce e chiude la cappella c’è una Croce in cui è inserita un’immagine di Gesù Cristo ornata di un velo.

A sinistra di chi entra, troviamo il Battistero

Battistero

Capella del Battistero

la piccola cappella di Sant’Antonio da Padova

Cappella di Sant'Antonio da Padova

 

e la cappella di San Carlo, con una sacrestia. A destra dell’altare, procedendo verso l’uscita, troviamo la cappella della Madonna del Rosario, la cappella di Santa Caterina e la Cappella di Santo Stefano. Quest’ultima non è più sporgente sulla piazza come in precedenza, ma molto probabilmente si trova nella posizione e disposizione attuali.

Della cappella della Madonna del Rosario viene riportata un’accurata descrizione:

“Sporgente a meridione dell’altare maggiore, è sta eretta in onore della Beata Vergine maria del Santissimo Rosario. Dal piano della chiesa si entra in essa tramite un unico gradino di selce, a cui sono infissi delle sbarre munite di porte a due battenti. All’altare, che è costituito di mattoni e da pietre da taglio consacrate, si sale tramite una predella di legno infissa ad un unico gradino di marmo. Le tavole, con le quali è coperta la mensa, e alle quali è inserita la pietra sacra, prescritta, combaciano bene tra loro. Sopra i due gradini di mattone si è soliti collocare dei candelabri. La statua sacra di questo altare, egregiamente scolpita, la Madre di Dio, porta con la sinistra il Bambino Gesù, che tiene con la destra il Santo Rosario. Questa è custodita religiosamente in una nicchia ornata all’intorno da decorazioni artistiche e munita nella parte anteriore di vetri trasparenti. Occorre almeno una finestrella in cui riporre i vasi (con olio sacro). Si riceve la luce da tre finestre in vetro munite di rete di ferro collocate nella cupola. L’apertura del tabernacolo su questo altare è chiusa da una chiave di ferro.”

La posizione della Cappella descritta corrisponde a quella dell’attuale cappella della Madonna Immacolata, la prima a destra nella navata laterale. Le finestre corrispondono alla descrizione delle quattro finestre ai lati della chiesa, munite di rete ferrea; la statua non era certamente questa presente, ma il sistema di gradini (uno per entrare e in totale due per salire) corrispondono. Anche la nicchia in cui era riposta la statua della Madonna corrisponde. Si può supporre che la Cappella, forse non rifinita come ora, ma probabilmente già ampia e “sporgente” rispetto alla chiesa come quella attuale, c’era già nel 1747 e sia stata successivamente ristrutturata, rivestita di marmi e affrescata.

Cappella della Madonna Immacolata

Cappella della Madonna Immacolata

Durante questa visita pastorale viene censita anche la confraternita del Santissimo sacramento, fondata nella chiesa parrocchiale dei Santi Apostoli Pietro e paolo il 7 dicembre 1642.

1791 Dall’anno 1791 la Parrocchia di Gerenzano è sede di vicariato foraneo in loco fino al 1971.

Vicariato foraneo

Dopo il dominio napoleonico il ritorno del Lombardo-Veneto all’Austria venne salutato dal clero e dai fedeli ambrosiani con soddisfazione perché pensavano che l’Austria fosse meglio disposta verso la Chiesa rispetto ai Francesi. In realtà l’imperatore Francesco I proseguì con le decisioni di Giuseppe II di sottomettere la Chiesa alla Stato e non esitò a dichiarare legali le numerose appropriazioni e le vendite dei beni ecclesiastici avvenute in epoca rivoluzionaria. Inoltre decise che le nomine dei nuovi vescovi e l’approvazione ultima dei parroci fossero di competenza governativa. Il nuovo arcivescovo di Milano, l’austriaco Carlo Gaetano Gaisruk, nominato dall’imperatore nel 1816, cercò di salvare la libertà della Chiesa ma di fatto l’intera struttura ecclesiastico parrocchiale era inserita nel sistema politico amministrativo statale. 5 (Tutela austriaca e rinascita cattolica, Pippione in Storia religiosa della LombardiaDiocesi di Milano)

Questa struttura rimase pressoché invariata fino alla nomina, dopo Calabiana, del nuovo arcivescovo di Milano Andrea Ferrari nel 1894. Essa si esercitava su due livelli, quello diocesano, basato sulla centralità del vescovo che ha nella visita e nella lettera gli strumenti del governo pastorale. Poi c’era un livello territoriale periferico, basto sui vicariati foranei. La diocesi ambrosiana contava in quegli anni 731 parrocchie: 28 in Milano città, 14 nel circondario esterno e 689 nel territorio diocesano. Queste ultime erano raggruppate in vicariati foranei, corrispondenti alle antiche pievi ed erano sotto la supervisione di un “vicario foraneo”. All’inizio dell’episcopato di Ferrari i vicariati con pieve, cioè con un territorio di più parrocchie erano 64; accanto ai vicariati con pive vi erano i vicariati chiamati “in luogo”, cioè parrocchie di particolare importanza o di antica tradizione rette da un prevosto-vicario non soggetto ad altri (nel 1900 erano 16: Magenta, Sesto Calende, Castiglione Olona, Saronno, Gerenzano, Agliate, Alzate, Cucciago, Lissone, Sesto San Giovanni, Lurago d’Erba, Casatenovo, Varenna, Cernusco sul Naviglio, Zibido al Lambro, Melegnano). I vicariati erano a loro volta raggruppati in sei “regioni” o zone omogenee per le caratteristiche del territorio, per le attività economiche, per i legami e le tradizioni storiche.

Gerenzano nel 1899 è vicariato foraneo in luogo e fa parte delle Regione III, ha una parrocchia, una popolazione di 2600 abitanti, un parroco, due sacerdoti in cura d’anime, una chiesa parrocchiale e due chiese o cappelle regolari (la chiesetta di S. Giacomo e la cappella della Madonna del Rosario). Nel 1910 la situazione rimane invariata poiché vi è il parroco con due presbiteri e una popolazione di 2600 abitanti. Nel 1971 il vicariato foraneo cessò di esistere. 6 (Milano “capitale morale e Chiesa ambrosiana, Raponi in Storia religiosa della LombardiaDiocesi di Milano)

1818 Il 9 maggio 1818 e la fabbriceria della Parrocchia di Gerenzano in una supplica al Regio Imperiale Governo del Regno Lombardo Veneto “ implorano di potere rendere pubblico un piccolo oratorio eretto colle oblazioni di alcuni divoti in un angolo del piazzale di questa chiesa parrocchiale”. Nel documento si spiega che “è stato eretto un piccolo locale in forma di oratorio in angolo del piazzale e che ha immediata comunicazione colla detta chiesa e ciò per uso e comodo anche di quella confraternita, e domandano ora di potervi erigere un altare, rendendo pubblico il detto oratorio”; più avanti si conclude ripetendo che l’oratorio era stato eretto ad “uso e comodo della confraternita del Santissimo”. Tale oratorio diventerà alla fine del 1800 la cappella della Madonna del Rosario.

(Oratori, la definizione di Oratori è da intendersi come luoghi di preghiera, “chiese minori” dipendenti con il loro clero dall’arciprete. La stessa chiesa di San Giacomo viene definita nei documenti come “Oratorio di San Giacomo”).

1843 viene presentato al Comune di Gerenzano un progetto di restauro della Chiesa Parrocchiale: il progetto del “tintore” descrive la chiesa come è dopo il grande ampliamento del 1700. Vengono considerate anche la cappella della Beata Vergine, la terza da destra per chi entra nella chiesa, dopo quella di Santo Stefano e quella di Santa Caterina. [5]

1854 Nel progetto di allungamento e di ampliamento dell’Ing. Ignazio Corti del 1854, terminato nel 1865, vengono aggiunte due campate in fondo alla chiesa, si progetta il rifacimento della facciata. Al progetto è allegato il grafico con la pianta. [6]

La cappella della madonna del Rosario è la terza a destra per chi entra nella chiesa. Il numero degli abitanti è aumentato rispetto alla fine del ‘700: nel 1853 Gerenzano aveva 1751 abitanti.

pianta 1855

Piantina Chiesa 1855

1863 viene presentato il Progetto per la ristrutturazione della Piazza della chiesa. [7]

1865 furono terminati i lavori di ampliamento. [8]

1897 viene ristrutturato il campanile della chiesa. [9]

1899 Il 15 aprile 1899 il Cardinale Ferrari consacra la chiesa e il suo altare maggiore. [10]

Targa Cardinal Ferrari

Targa Cardinal Ferrari

Nella relazione della visita si dice che nella chiesa di Gerenzano ci sono sette altari: “l’altare maggiore, l’altare alla Madonna venerata sotto il titolo di Maria Immacolata, l’altare di Santa Caterina, altare di Santo Stefano, altare di Sant’Antonio da Padova, altare di San Giuseppe, altare del santo Crocifisso nella cappella dedicata a San Carlo Borromeo, di Patronato Fagnani, ora Clerici.”  Nella medesima relazione vengono indicato due Oratori o Chiese presenti a Gerenzano oltre la chiesa Parrocchiale: l’Oratorio di San Giacomo e quello della “Beata Vergine del SS. Rosario, annesso alla chiesa parrocchiale”. In questa relazione vediamo comparire la dedicazione di un altare alla Madonna Immacolata nel luogo dove si venerava la Madonna del Rosario, mentre l’Oratorio annesso alla chiesa parrocchiale verrà dedicato alla Beata Vergine del Rosario.

La proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione di Maria avvenne nel 1854 con papa Pio IX e le apparizioni di Lourdes avvenute quattro anni dopo apparvero una prodigiosa conferma del dogma. Per questo motivo, probabilmente, nella seconda metà dell’800 nella nostra chiesa viene dedicato alla Madonna Immacolata l’altare e la cappella che precedentemente apparteneva alla Madonna del Rosario.

Statua della Madonna Immacolata

Ai primi del ‘900 don Pompeo Garbagnati aggiunge alla chiesa il transetto e l’abside. [11]

1911  Negli anni dal 1911 al 1913 la chiesa subisce un nuovo ampliamento, probabilmente con la costruzione dell’altro transetto e della nuova sacrestia, che in origine era a nord, dalla parte dell’oratorio maschile con passaggio alla Casa Prepositurale. [12] Gli abitanti in questo periodo sono 3384.

24 luglio 1930 il Cardinale Schuster consacra il nuovo altare maggiore della chiesa [13] e compie la visita pastorale, nella quale si afferma che nella Parrocchia “vi è l’Oratorio della Madonna del Rosario che è unito alla chiesa Parrocchiale ed è di Patronato della Confraternita del SS. Sacramento; contiene un solo altare marmorizzato”.

Lapide Consacrazione altare

Lapide Consacrazione altare

1941   Il Parroco don Antonio Banfi presenta l’ultimo progetto di ristrutturazione della chiesa su progetto dell’architetto Giovanni Barboglio di Bergamo. Questi, molto probabilmente, contattò il pittore Umberto Marigliani di Bergamo, il quale si occupò dal 1943 e per tutto il periodo della guerra, con Locatelli da Villa suo allievo, di affrescare gran parte della chiesa. [14] [15]

 


Note

1. Gerenzano

1. Claudia Morando, Archivio di Stato di Varese
Link risorsa: http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11000390/

2. Claudia Morando, Archivio di Stato di Varese
Link risorsa: http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11002139/

3. Claudia Morando, Archivio di Stato di Varese
Link risorsa: http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11000391/

4. Saverio Almini
Link risorsa: http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11000889/

5. Caterina Antonioni
Link risorsa: http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/11051019/

 

2. Riconoscimento “giuridico” della Chiesa dei SS. Pietro e Paolo

1. Rocco Marzulli
Link risorsa: http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/8113327/

2. Saverio Almini
Link risorsa: http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/8110704/

3. Rocco Marzulli
Link risorsa: http://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/schede/8113152/

 

3. La storia della Chiesa Parrocchiale

1. http://cdlm.unipv.it/edizioni/pv/pavia-spietro2/carte/
2. Atti e decreti della visita in Archivio Storico Diocesano
3. Acta et decreta in Archivio Storico Diocesano
4. Acta et decreta in Archivio Storico Diocesano
5. Documento dell’Archivio Comunale di Gerenzano
6. Documento dell’Archivio Comunale di Gerenzano
7. Documento dell’Archivio Comunale di Gerenzano
8. Libretto in omaggio a don Antonio Banfi
9. Documento dell’Archivio Comunale di Gerenzano
10. Documento dell’Archivio Diocesano di Milano e dell’Archivio Parrocchiale di Gerenzano
11. Dattiloscritto di Rosa Mascheroni;la Mascheroni sostiene che la chiesa è dedicata ai Santi San Pietro e Paolo e a san Giuseppe.
12. Libretto in omaggio a don Antonio Banfi
13. Documento dell’Archivio Diocesano di Milano
14. Dattiloscritto di Rosa Mascheroni.
15. Del pittore rimane la “firma” sulla volta della chiesa con la data, 1943

 

Testi  a cura di: Silvia Carnelli e Gilda Vago
Fotografie: Roberto Angaroni