DAGLI INIZI AL XVI SECOLO

Posta fra i torrenti Lura e Bozzente, occupa la parte più meridionale dell’Antica pieve di Appiano.

Il suo nome, assieme ad alcuni altri della medesima pieve, compare per la prima volta in un atto – apocrifo ma topograficamente attendibile – del 2 aprile 712, che elenca i possedimenti del monastero pavese di San Pietro in Ciel d’oro.

La sua chiesa, presumibilmente S. Pietro, è indicata nella localizzazione di un atto di permuta stipulato nel marzo del 932 «ad ecclesie Gerenciano». Su questa informazione, con un po’ di fantasia si potrebbe costruire l’ipotesi che a Gerenzano esistessero già  almeno le condizioni
favorevoli alla nascita del collegio canonicale.

Della cui esistenza fornisce la prima attestazione certa il Liber notitiae sanctorum Mediolani alla fine del Duecento: esso segnala la presenza in Gerenzano di sei chiese (o forse sette, se si aggiunge quella di S. Ambrogio che appare come ormai cadente nel XVI secolo), più quattro altari e la festa di S. Clemente che si celebrava nella chiesa collegiata di S. Pietro, nella quale c’era anche l’altare di S. Caterina. Due altari, invece c’erano, oltre al maggiore, in San Vittore.

Una chiesa aveva la doppia dedicazione a S. Martino e a S. Brizio: l’unica in diocesi di Milano con questa dedica che univa al più venerato vescovo di Tours il suo discusso successore. C’erano poi le chiese di S. Paolo, S. Nazaro, S. Zenone e, forse, di S. Ambrogio che può essere stata omessa dall’autore del Liber per i suoi noti criteri di composizione.

Un secolo più tardi la Notizia cleri del 1938, compilata a scopo fiscale, informa che il collegio canonicale era composta di sei membri, compreso il prevosto. Questa fonte sembra attribuire a Gerenzano anche una giurisdizione plebana sulle cappelle di S. Pietro e di S. Caterina. Lo stesso vale per lo Status ecclesiae Mediolanensis del 1466.

Al tempo di S. Carlo (sua visita personale del 1574, preceduta nel 1566 da quella del delegato don Luigi Carcano) c’era lo stesso numero di canonicati ma nessun canonico vi risiedeva più, tranne il prevosto. La chiesa collegiata era piuttosto malandata e delle altre antiche sopravvivevano solo S. Vittore e S. Ambrogio allo stato di poco più che ruderi. Non migliore era la condizione delle più recenti chiesette di S. Antonio e di S. Giacomo Maggiore (ricordo di un itinerario compostelano?).

S. Carlo trovò a Gerenzano una popolazione di 655 anime e per esse istituì la confraternita del Santissimo e la scuola della dottrina cristiana.

Gli atti della visita fatta dall’arcivescovo Gaspare Visconti il 21 settembre 1586 non segnalano alcuna novità, neppure l’esecuzione dei decreti delle visite precedenti. La stessa osservazione vale per la visita fatta dal card. Federico Borromeo nel 1605, il quale, fra l’altro, decretò che si rispettasse la consuetudine di pellegrinare al Sacro Monte di Varese il primo sabato di ottobre.

 

DAL XVII ALLA METÀ DEL XVIII SECOLO

Dai decreti emanati dal card. Cesare Monti nel 1639 dopo la visita del regionario mons. Carlo Andrea Bassi risulta che nella chiesa prepositurale erano stati eretti i due nuovi altari di S. Carlo e della Madonna del Rosario.

Il medesimo card. Monti con un suo decreto del 21 gennaio 1642 divise la pieve e vicariato di Appiano in due sezioni e affidò un posto preminente nella sezione meridionale al prevosto di Gerenzano.
Nel giugno del 1687 il card. Federico Visconti visitò personalmente Gerenzano e trovò che la prepositurale era stata da poco rinnovata così che risultava avere cinque altari laterali dedicati alla Madonna del Rosaria, S. Caterina, S. Stefano, S. Antonio di Padova e S. Carlo. Sussisteva un’altra sola chiesa: S. Giacomo. Anche i canonicati s’erano ridotti a quattro compresa la prepositura.

Gli abitanti, però, erano saliti a 880, di cui 628 «da comunione». Invece dagli atti della visita fatta nel 1706 al tempo del card. Giuseppe Archinti, la popolazione appare scesa a sole 644 anime. Meno di trent’anni più tardi, nel 1734, gli abitanti risultano risaliti a 1.120, di cui 750 di età superiore a dieci anni.

Lo stesso numero di abitanti, ma leggermente invecchiati (1,166 e 800), trovò a Gerenzano il card. Pozzobonelli nella visita del 24 maggio 1747. Vi trovò pure un clero singolarmente numeroso: c’erano un canonico, sei cappellani e due chierici. Il prevosto era morto da poco e la cura di anime era fatta da un sostituto in attesa che quello nuovo, già eletto, potesse prendere possesso del suo incarico; per l’occasione, al nuovo prevosto l’arcivescovo diede il titolo di vicario foraneo in luogo. Questa qualifica appare attribuita nel 1791 anche al suo immediato successore e, in seguito, a tutti gli altri fino al 1971.

 

UN SECOLO E MEZZO DI SILENZIO

Nel secolo e mezzo intercorso tra la visita pastorale del card. Pozzobonelli e quella del card. Ferrari, Gerenzano perse i canonicati e vari benefici in seguito alle diverse soppressioni; la popolazione invece aumentò fino a raddoppiarsi e la vita cristiana rifiorì con nuove manifestazioni.
La chiesa prepositurale venne ulteriormente ampliata nel 1865.

 

DALLA FINE DEL XVIII AI GIORNI NOSTRI

Il card. Ferrari visitò Gerenzano dal 14 al 16 aprile 1899 e il giorno 15 consacrò la chiesa prepositurale. Oltre che dal prevosto, la cura di anime era sostenuta da due coadiutori.
Sussisteva la confraternita del Santissimo e funzionavano le pie unioni delle figlie di Maria (1885), di S. Francesco (1887), del rosario (1888), dell’apostolato della preghiera e Guardia d’onore (1891), dei uligini (1896) e del Carmelo (1898); il Comitato parrocchiale era durato pochi mesi nel 1898; mancavano però gli oratori giovanili e l’Azione cattolica per la cui istituzione l’arcivescovo fece «ardenti fervidi voti» nei decreti della visita.

I quali voti appaiono esauditi negli atti della seguente visita fatta il 10 e 11 febbraio 1906: l’oratorio maschile era stato iniziato nel 1902 ed era stato dotato della cappella di S. Filippo Neri, e quello femminile era stato aperto nei locali dell’asilo infantile che dal 1903 veniva gestito dalle suore del Cottolengo.

Inoltre era rinata la scuola della dottrina cristiana (1901) e funzionava la Società cattolica di assicurazione del bestiame e la Cooperativa cattolica di consumo; anche il Comitato parrocchiale era risorto.

Per la terza volta il card. Ferrari compì la visita pastorale a Gerenzano il 24 marzo 1912 e trovò che la popolazione era salita a 3.400 anime ed era diventata in maggioranza operaia. Per la quarta ed ultima volta fece la visita pastorale il 28 aprile del 1918 e raccomandò le organizzazioni cattoliche professionali.

 

PREVOSTI DI GERENZANO

Bernardino...1438
Gerolamo Caccia...1564
Gian Antonio Michelini...1566
Gerolamo Ammiraglio15661592
Francesco Guffanti
G. Antonio Maria Biumi1593...
Alessandro Guffanti1596...
Tommaso Serafini...1636
Carlo Aridono1642...
Giuseppe Chiari1645...
Stefano Mazzucchelli1657...
Giuseppe Bizozero...1661
Giuseppe Trezzi1661...
Giovanni Donato Bassi1683...
Giuseppe Magri...1746
Carlo Giuseppe Mariani17471774
Damiano Marietti17751805
Luigi Garavaglia18061846
Angelo Bozzi18471864
Gaetano Canadesi18651881
Paolo Maria Faré18811897
Pompeo Garbagnati18971927
Antonio Banfi19271955
Pietro Alberio (rin)19561964
Maurizio Pargoletti19641989
Filippo Guarnerio19892016
Franco Motta2016...

 

Il 23 luglio 1930 per la prima volta visitò Gerenzano il card. Schuster dopo aver visitato il vicariato di Saronno. La popolazione era arrivata a 4.250 anime, e alle associazioni si era aggiunta l’Azione cattolica maschile e femminile. Anche le quattro visite pastorali del card. Schuster a Gerenzano furono fatte nel contesto del vicariato di Saronno: 11-12 luglio 1936, 18-19 aprile 1942, 29-30 marzo 1947, 16-17 marzo 1952.

Ulteriormente aumentati erano gli abitanti -5.200- trovati dal card. Montini quando compì la sua visita pastorale a Gerenzano il 23 aprile del 1959. Ambienti e strutture pastorali, associazioni vecchie e nuove (cinema-teatro, colonia alpina, Acli, comitato civico, Unitalsi, ecc. ) erano fiorenti e la pratica religiosa era quasi plebiscitaria (90%) con qualche cedimento solo nel settore maschile.

La visita del 1959 fu l’ultima che Gerenzano ricevette come vicariato in luogo perché quando vi andò il card. Colombo era già stato assorbito dal nuovo vicariato foraneo di Saronno. A testimoniare il plurisecolare passato canonicale rimane il titolo prepositurale alla chiesa dei SS. Pietro e Paolo.

Decanato di Saronno, -«Diocesi di Milano-, 27 (1986),2, pp.21-37
GIULIO COLOMBO

Nel Febbraio del 2000 a Gerenzano compie la sua visita pastorale il card. Carlo Maria Martini: la densità abitativa è ulteriormente cresciuta 8819 anime per un totale di 3292 famiglie e la realtà ecclesiale e pastorale è sicuramente più viva rispetto al passato: ne è chiara testimonianza il documento che viene presentato in dono al cardinale stesso e che riepiloga la storia di tutti i gruppi che animano la vita parrocchiale.